Cos’è Yandex

Se praticate il settore SEO da qualche tempo, probabilmente avrete già sentito parlare di Yandex.

Nonostante il mondo dei motori di ricerca sia dominato in maniera evidente da Google, esistono infatti alcuni concorrenti che, seppur con numeri decisamente più modesti, possono costituire degli sbocchi interessanti per quanto riguarda determinati settori o territori.

Yandex è proprio un motore di ricerca indirizzato verso l’utenza di una precisa zona del mondo, ovvero la Russia (anche se viene usato marginalmente in Ucraina, Bielorussia, Kazakistan e Turchia.

Fondato nel 1997 e attualmente considerato l’ottavo motore di ricerca per numero di utenti al mondo, Yandex può contare anche su una serie di servizi e software a cui si appoggia come Yandex Browser e Money (una sorta di PayPal in versione russa).

Yandex: il motore di ricerca preferito dai russi

Perché un motore di ricerca limitato territorialmente e neanche lontanamente paragonabile a Google potrebbe risultare interessante?

Va specificato come, per chi tratta export verso le suddette aree, Yandex risulta assolutamente essenziale: al di là dei limiti linguistici infatti, se si vuole trattare merci o servizi in Russia, bisogna sapere che Yandex sostituisce pressoché totalmente ciò che è Google per noi occidentali.

Google e Yandex, le differenze

Fare SEO per la Russia vuol dire andare a “rimescolare” le carte in gioco: una sfida ardua ma al contempo piuttosto intrigante per chi lavora in questo settore specifico.

Seppure alcuni principi rimangano gli stessi, Yandex differisce da Google per diversi motivi e, in questo breve articolo, analizzeremo solo parte delle peculiarità del motore di ricerca made in Russia.

Un diverso concetto di geolocalizzazione

Per sua stessa concezione, Yandex fa della geolocalizzazione uno dei fattori principali per l’esito di una ricerca.

Questo fattore è così spiccato nel “Google russo” che porta, a grandi linee, dei vantaggi maggiori rispetto al colosso di Mountain View quando si tratta di concentrarsi sulla SEO locale (basato sulle oblast, ovvero le macro regioni in cui è suddivisa la Russia).

Ciò influenza in maniera anche piuttosto sostanziosa tutto ciò che è SEO offsite, inclusa la struttura di backlink.

Il rovescio della medaglia è che, se si vuole lavorare più globalmente, l’efficienza dell’engine è leggermente penalizzata rispetto a Google.

Un’ottimizzazione più lenta

I crawler di Yandex, operano in maniera leggermente diversa da quelli di Google e, nel complesso, sono più lenti.

Analizzando come lavorano i crawler Google, si nota come il loro instancabile lavoro riesce ad indicizzare nel giro di poche ore pressoché qualunque pagina o articolo presente sul web, tutto ciò viene influenzato da un sistema detto crawl budget.

Come è facilmente intuibile, viste le minori risorse a disposizione, Yandex lavora su ritmi decisamente più lenti.

Ciò può risultare estremamente penalizzante per alcune categorie di siti, mentre la differenza può essere minima per piattaforme che lavorano su medio-lungo termine con la vendita di prodotti.

L’importanza dell’anzianità di un dominio e dell’onsite

Se l’anzianità di un dominio, così come la domain authority sono due fattori importanti su Google, su Yandex è un fattore ancora più determinante.

Allo stesso modo, pare che l’onsite abbia un valore ancora più determinante nel motore di ricerca russo, rispetto al nostro caro e vecchio Google.

Anche Yandex ha una serie di strumenti utili per chi lavora nell’ambito SEO

Nonostante le direttive SEO siano piuttosto simili su entrambi i motori di ricerca, appare evidente come i principi restino quantomeno simili.

Tra le altre cose, anche Yandex offre una serie di tool utili per analizzare e gestire il proprio sito. Il più importante strumento in questo senso è sicuramente Yandex Webmaster, che ha poco da invidiare a quanto offerto da Google Search Console per quanto riguarda l’analisi del proprio sito.

Yandex Webmaster consente di tenere sotto controllo il lavoro dei crawl, analizzare le pagine indicizzare e i backlink ricevuti, testare la presenza o meno di virus e simili sul proprio sito ma anche misurare anche altri dati preziosi come visite, impression eccetera.

Da non sottovalutare poi Yandex Metrica il “collega” russofono di Google Analytics.

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Google Alert, cos’è e come funziona

Google Alert cos’è?

 

Se hai bisogno di monitorare un argomento specifico ricevendo automaticamente e regolarmente nella tua casella email gli avvisi sui nuovi contenuti indicizzati su Google a riguardo, questo strumento fa sicuramente al caso tuo!

 

Google Alert ti permette infatti di programmare degli avvisi (alerts) per qualsiasi parola chiave che venga menzionata su contenuti indicizzati da Google, consentendoti di decidere la frequenza degli invii e la percentuale di pertinenza che questi contenuti devono avere.

 

Ad esempio se vuoi avere una notifica ogni volta che qualcuno menziona il tuo nome, o quello della tua attività, ti basterà inserire le relative parole chiave per ricevere ogni settimana una email con i link a tutti i contenuti che ne parlano.

 

L’unica cosa che dovrai fare è settare il sistema una volta, e tutto il resto sarà automatico.

Google Alert come funziona?

Vediamo adesso quanto è semplice impostare i Google Alert:

1 – Naviga sul sito di Google Alert oppuere clicca qui, e nel campo “crea un pulsante di avviso” inserisci la keyword o la keyphrase che vuoi monitorare

2 – Cliccando su “Mostra opzioni” potrai decidere:

 

  • La frequenza con cui ricevere gli avvisi
  • Selezionare la tipologia di fonti che vuoi monitorare
  • Selezionare la lingua delle fonti che vuoi monitorare
  • Selezionare il paese delle fonti che vuoi monitorare
  • Scegliere se vuoi ricevere solo i risultati migliori, o tutti i risultati

imposta le tue preferenze, e inserisci nell’apposito campo l’email dove vuoi che gli avvisi ti vengano recapitati (deve essere una email gmail).

3 – Una volta completato il tutto ti basterà cliccare su “Crea avviso” e Google comincerà ad inviarti regolarmente avvisi riguardo all’argomento che hai digitato.

 

Fatto, hai impostato Google Alert per farti inviare avvisi con la frequenza desiderata.Seo a Milano iSEOm

Una volta impostato il sistema, Google comincerà a lavorare per te quasi da subito, e non dovrai più ricordarti di cercare informazioni per l’argomento specifico di tuo interesse, perchè saranno le informazioni ad arrivare automaticamente da te.

Altre Opzioni di Google Alert

 

Navigando sulla pagina di Google Alert scoprirai anche degli argomenti che il sistema ti suggerisce, tra i quali potresti trovare ad esempio il tuo provider di telefonia, o il tuo calciatore preferito.

 

Argomenti per i quali puoi iscriverti con un click per non perderti neanche una notizia.

Inoltre se sei loggato su Google, cliccando “mostra opzioni” potrai scegliere di ricevere gli avvisi anche tramite RSS feed

Per visualizzare il feed appena creato sarà sufficiente cliccare sull’apposito simbolo RSS

Potrai così copiare l’URL per utilizzarlo dove e come meglio credi.

Google Alert: come eliminare un avviso

 

Se non hai più bisogno di uno o più avvisi, e non vuoi che Google continui a inviarti email in proposito, ti basta disattivarli.

Disattivare un avviso di Google Alert è molto semplice:

1 – Fai login sul tuo account Google

2 – Elimina uno o più avvisi semplicemente cliccando sul rispettivo simbolo “cestino”

3 – Apparirà un messaggio di conferma in cima alla pagina, dal quale potrai annullare o confermare la cancellazione

4 – Cliccando su Ignora, confermerai la cancellazione dell’avviso

5 – Nel caso in cui tu abbia cancellato l’avviso involontariamente, cliccando su Annulla, ripristinerai l’avviso

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WordPress, perché è il miglior CMS in circolazione?

Molte persone danno scontato che WordPress sia il miglior CMS presente sul web. Tutto ciò è vero? Per scoprirlo vanno fatte alcune precisazioni riguardo cosa sia un CMS e quali siano i reali competitor di WP.

Con il termine Content Management System, si va a definire un software che lavora direttamente su un server per la gestione di siti o piattaforme che pubblicano contenuti sul web.

WordPress miglior CMS, ma quali sono i competitor?

Quali sono i principali “concorrenti” di WP. Le alternative a WordPress sul web attualmente disponibili sono:

Si tratta di CMS piuttosto generici e accomunati a WP anche dalla loro natura Open Source. Esistono poi altre alternative a WordPress, ma specializzate nel settore dell’eCommerce come Prestashop o Magento.

Non mancano naturalmente le piattaforme a pagamento, realizzate da piccoli o grandi aziende di sviluppatori e difficilmente inquadrabili singolarmente.

Perché WordPress è il più diffuso?

Dunque, quali sono le caratteristiche che dovrebbero spingerti a scegliere WordPress per il tuo sito? In realtà il web si presta facilmente ad affidarsi a standard adottati da utenti e sviluppatori: per quanto riguarda i CMS, WP è ormai universalmente riconosciuto come la punta di diamante per quanto riguarda questo genere di software.

Sviluppatori e utenti di tutto il mondo dunque, continuano a utilizzare e fornire nuovi plugin e temi a questa piattaforma, rafforzando la sua posizione dominante.

Ma l’effetto domino deve eppur aver avuto inizio da alcune caratteristiche che hann reso WordPress il CMS più apprezzato del web. Di seguito, ti mostrerò alcuni dei motivi per cui WP è considerato il miglior software nel proprio settore.

Facilità di utilizzo

Inutile negarlo: WordPress è estremamente facile da installare e utilizzare. Con pochi click è possibile installare un nuovo tema grafico o scaricare e attivare un plugin.

Basta seguire una guida piuttosto semplice (o dare una rapida lettura agli articoli che vi abbiamo già mostrato sul nostro sito) per ottenere una conoscenza discretamente approfondita del CMS.

Supporto

Forte della diffusione capillare, WordPress ha un supporto piuttosto consistente non solo per quanto riguarda gli sviluppatori ma anche e soprattutto grazie a una base d’utenza numerosissima.

Esistono una serie pressoché infinita di forum, gruppi e fan page Facebook che consentono di avere aiuto (in maniera del tutto gratuita) da altri utenti più esperti.

Plugin e temi

Il numero di plugin e temi grafici disponibili su WordPress, è davvero impressionante. Essendo il CMS più diffuso al mondo, gli sviluppatori si concentrano su questo CMS e forniscono una quantità davvero incredibile di materiale.

Gli stessi plugin e temi, sono sempre aggiornati e, a loro volta, l’assistenza è assicurata da sviluppatori e altri utenti.

WP è leggero

WordPress (a meno di errori madornali in fase di costruzione del sito) è un sistema leggero e che presenta difficilmente dei problemi.

Naturalmente conta anche molto l’hosting che ospita il sito in questione.

Perché scegliere WordPress

A parte i punti piuttosto generici fatti sinora, va chiarito come ogni CMS si sposa con il tipo di progetto in questione: per un eCommerce con centinaia e centinaia di articoli, ad esempio, molto probabilmente è più indicato un CMS ideato per la vendita online.

Anche se WordPress con il plugin  WooCommerce si propone come una valida alternativa, è facile intuire come una struttura ideata appositamente per vendere in rete possa portare vantaggi notevoli a chi vuole muoversi in questa direzione.

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LinkedIn Marketing

LinkedIn Marketing: una soluzione inaspettatamente vincente.

Trovare sempre nuovi clienti è il sogno di chiunque operi nel settore del marketing: sfortunatamente il numero di persone al mondo non è infinito e, molto probabilmente, esistono una marea di competitor pronti a strapparsi tra loro ogni singolo potenziale cliente.

Al di là dei metodi più tradizionali, esiste il web… ma molti degli strumenti utilizzati per attirare l’attenzione dei clienti sono anch’essi utilizzati da un gran numero di marketer. Dove si può trovare uno spiraglio, una fonte di opportunità che consenta di avere ancora un minimo margine di manovra?

LinkedIn Marketing, un nuovo modo di far conoscere la tua azienda a basso costo (se non nullo)

Negli ultimi anni ha preso piede uno strumento online gratuito capace di far crescere costantemente la presenza online di numerose attività: si tratta di LinkedIn.

Questo social network poco propenso al divertimento e molto al lavoro, è effettivamente una delle chiavi di successo più sottovalutate del web. Non si tratta infatti semplicemente di una piattaforma su cui cercare lavoro, in realtà tale social network è molto più profondo di quanto tu possa pensare…

Esistono alcuni passaggi che possono infatti portare un notevole numero di contatti e appuntamenti di lavoro, potenziali nuovi clienti che ti vengono direttamente a cercare senza troppo sforzo.

Come identificare un potenziale cliente tramite buyer persona

LinkedIn può essere molto utile se abbinato ai buyer persona. Per creare un profilo LinkedIn che generi un flusso costante di clienti, è necessario innanzitutto capire qual è il tuo cliente tipo.

Per ottenere nuovi clienti utilizzando LinkedIn, è necessario tracciare dei profili chiari dei tuoi clienti attuali. Se il tuo giro d’affari è già piuttosto elevato,. trova il 20% dei clienti totali che ti ha reso maggiormente durante lo scorso anno.

Tieni presente solo questa percentuale per poter individuare i profili potenzialmente più redditizi. Concentrati raccogliendo i dati e stilando delle buyer persona da questi clienti.

Individua da due a cinque sfide che il tuo potenziale cliente deve affrontare: cosa lo tiene sveglio durante la notte tormentando il suo sonno?

Naturalmente per fare ciò dovrai approfondire quanto più possibile la conoscenza dei clienti presi in esame e prendere appunti utilizzando un foglio di calcolo Excel.

Allo stesso punto, cerca di individuare potenziali pain e punti deboli del potenziale cliente. In questo caso, cerca di riflettere bene non solo su come risolvere questi disagi, ma anche e soprattutto come lavorare positivamente sullo stato mentale del cliente conseguente a tale azione.

Ricorda: le persone comprano la soddisfazione di un desiderio, non i semplici prodotti.

Conoscere le sfide e i punti deboli tramite i buyer persona, ti aiuterà a a conoscere il modo migliore per comunicare con il tuo pubblico.

Ora è tempo di aprire LinkedIn…

Questa breve guida è stata sinora piuttosto banale, vero? Adesso però è tempo di applicare il lavoro fatto su LinkedIn.

Con i tuoi buyer persona in mano, è tempo per te di andare su LinkedIn e ottimizzare il tuo profilo (o crearne uno totalmente nuovo, se non ne sei provvisto).

Si calcola che, in america otto aziende su dieci controllano il profilo LinkedIn prima di assumere personale o prima di fare affari con un’altra azienda.

Bastano pochi secondi, spesso un paio, per allontanare definitivamente una ditta che è finita sulla tua pagina… e sulla quale non farà mai più ritorno!

Per fare una grande prima impressione che consente ai potenziali clienti, devi subito dimostrare di sapere come risolvere i loro problemi. Per fare ciò è indispensabile ottimizzare questi aspetti:

1- Cattura l’attenzione dello spettatore… con lo sfondo del tuo profilo!

Può sembrare piuttosto assurdo, ma lo sfondo del tuo profilo è la parte che cattura l’attenzione durante i primissimi secondi della visita: sapere ciò è un buon vantaggio per poter catturare da subito gli occhi dei visitatori.

Uno sfondo di LinkedIn che cattura l’attenzione di uno spettatore, per esempio, potrebbe rappresentare quello che fai e delle particolari curiosità sul tuo lavoro. Magari una tua citazione a effetto o qualcosa del genere. I messaggi devono comunque sempre essere semplici ed essenziali.

2-  Utilizzare una foto che ispiri fiducia e professionalità

Non siamo su Facebook: niente foto divertenti, mal ritagliate o sfocate.

La fotografia deve essere sì sorridente, ma dare allo stesso tempo un’impressione di professionalità. Ricorda che, dopo lo sfondo, la foto personale è uno dei punti dove si concentra maggiormente l’attenzione del visitatore.

3-  Non esagerare con troppi lavori e certificazioni

Se è vero che un curriculum ben fornito è sicuramente apprezzato, va anche detto che troppe certificazioni o citazioni finiscono per risultare troppo dispersive.

Cerca di ottimizzare queste sezioni, cercando di concentrarti sulle informazioni più importanti e soprattutto, cercando di intuire dai buyer persona di cui abbiamo parlato, cosa cercano i tuoi potenziali clienti e quali informazioni possono risultare maggiormente interessanti.

4- Trasforma il tuo titolo professionale in una dichiarazione che attira l’attenzione

Per impostazione predefinita, LinkedIn utilizza il titolo del lavoro corrente o il nome della società di cui siamo titolari: quasi ogni utente LinkedIn si ferma a ciò.

Molti altri, utilizzano titoli generici (spesso forzatamente anglofoni) per darsi un tono. Vuoi davvero seguire questa massa? Perché invece non distinguersi?

Crea un titolo incentrato su ciò di cui ha potenzialmente bisogno il cliente, legato in qualche modo ai benefici che  puoi offrire.

Ricorda: hai solo 120 caratteri nel titolo professionale, quindi usali in maniera saggia!

5- I fatidici 501 contatti

Per quanto possano valere poco questi traguardi effimeri, ottenere oltre 500 connessioni al proprio profilo LinkedIn può avere un’utilità reale e concreta.

Con 501 contatti o più, viene rafforzata la tua autorità e la tua credibilità anche agli occhi dei motori di ricerca interni (e non solo).

Quando incontri persone agli eventi, scambia biglietti da visita oppure invitali direttamente connettersi con te su LinkedIn, quando ancora il tuo nome e il tuo volto sono freschi nella loro mente… non essere timido!

6- Stuzzica la curiosità dei visitatori

Che si tratti di una domanda ben congegnata o di una dichiarazione provocatoria, utilizzala nella prima riga del riepilogo: utilizza questa parte maggiormente visibile per invogliare il visitatore a soffermarsi e a leggere tutto ciò che è scritto sul profilo.

Oppure tratta la prima riga del riepilogo come un seguito di quanto descritto nel titolo professionale.

7- Prima di voler vendere, fatti conoscere

Nota bene: quando incontri per la prima volta qualcuno, vuole conoscerti. Il momento dell’incontro non coincide con quello della vendita (che verrà eventualmente solo in seguito).

Concentrati sull’aiutarli a conoscerti e fare in modo che si fidino di te, comprendendo come tu sia effettivamente abile nel tuo lavoro.

Una volta che ti colleghi a qualcuno su LinkedIn, può essere buona abitudine mandare un messaggio di benvenuto che sia amichevole e non commerciale.

Il massimo che puoi fare è invitare con un certo tatto, l’utente a visitare il tuo sito web, magari chiedendogli quali sono le sue impressioni a riguardo.

8- Come rimanere in contatto su LinkedIn

Quando hai intrecciato un rapporto, devi cercare di diffondere materiale interessante sul tuo account per mantenere vivo l’interesse nei tuoi confronti.

Non deve per forza essere materiale tuo o di un tuo progetto anzi, postando articoli o altro di grande valore ma proveniente da terze parti, dimostrerai una certa autorità che verrà facilmente riconosciuta dall’utente. Se invece pensi di fare solo spam, forse hai sbagliato social network…

9- Da LinkedIn alla telefonata di lavoro

Quando un cliente comincia a interagire con ciò che condividi e si instaura un certo feeling, continua a dialogare tramite il social network.

Nel momento in cui il rapporto si stringe e si è considerati come un personaggio amichevole e che può realmente offrire un’utilità concreta, puoi passare alla telefonata di lavoro.

Inutile sottolineare come parlare a voce con un potenziale cliente, sia un’azione situata in una fase estremamente avanzata del funnel.

10 – Come costruire l’autorità del tuo profilo LinkedIn

A questo punto è arrivato il primo cliente. Ok, ma non è il momento di fermarsi.

Oltre al passaparola, sempre molto utile, devi costantemente impegnarti per rafforzare sempre di più l’autorità del tuo profilo LinkedIn. Per fare ciò è utile chiedere conferma delle proprie competenze, per esempio.

Un cliente soddisfatto sarà ben lieto di confermare la tua abilità e aumentare dunque l’autorità della tua figura.

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Google Immagini, come trovare foto senza copyright

Trovare foto senza copyright su Google Immagini è una priorità per chiunque si occupi della stesura (o anche solo dell’impaginazione) di articoli.

Il componente visivo infatti ha un grande impatto non solo per quanto riguarda la semplice user experience, ma anche sotto il punto di vista SEO.

A meno di rarissimi casi di fatto, ogni articolo pubblicato su un sito dovrebbe avere un qualche genere di immagine,la cui dimensione può variare soprattutto a seconda delle caratteristiche grafiche della piattaforma su cui stai lavorando.

Google Immagini può aiutarti a trovare foto senza diritti d’autore

In rete si trovano una quantità impressionante di siti che semplicemente si limitano a “copiare” le immagini, senza ben essere consapevoli che possono incorrere in grane legali a causa del copyright.

Fortunatamente, la sezione del motore di ricerca di Google dedicata alle immagini corre in tuo soccorso, offrendoti la possibilità di ottenere foto da utilizzare liberamente sul tuo sito.

Per fare ciò è sufficiente, una volta che hai consultato Google e sei su una serp, cliccare su Immagini, poco sotto il campo di digitazione delle query.

A questo punto troverai una serie di immagini inerenti alla ricerca: tra di esse però, la maggior parte è probabilmente coperta da diritti d’autore.

Proprio poco più a destra rispetto all’opzione Immagini appena selezionata, clicca su Strumenti.

Poco sotto apparirà una serie di opzioni selezionabili. Come Dimensioni, Colore, Diritti di utilizzo, Tipo, Ora e Altri strumenti.

Questi filtri possono essere combinati per offrire come risultato l’immagine che ti è più utile. A livello attuale però, focalizzati su Diritti di utilizzo, cliccandovi sopra.

Dunque si aprirà un menu con le varie modalità secondo cui filtrare le immagini per quanto riguarda il copyright.

Le opzioni sono molteplici anche se, a grandi linee, è possibile notare come vi sono immagini che si possono utilizzare per scopi commerciali o meno e altre che possono o non possono essere modificate.

Naturalmente, la scelta in tal senso, dipende dall’utilizzo che ne vogliamo fare.

Le alternative a Google Immagini

Naturalmente non mancano le alternative: con i tantissimi servizi che, con un’iscrizione o meno, offrono immagini liberamente utilizzabili sui tuoi siti.

Attenzione: naturalmente si tratta di materiale poco originale che con grandi probabilità si potrà facilmente individuare anche su altri siti, magari competitor del tuo!

In ogni caso i servizi utili in tal senso sono, tra i tanti:

In ogni caso, fai sempre molta attenzione ai disclaimer e alle modalità di utilizzo.

Un ultimo appunto che vorrei fare per attirare la tua attenzione riguarda la necessità sempre e comunque di ottimizzare dimensioni e peso delle immagini prima di caricarle sul tuo sito. Ciò può essere fatto tramite software appositi in locale o utilizzando (se il tuo sito gira su WordPress) appositi plugin.

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Ottimizza le pagine del tuo sito, ecco come

Se pensavi che con la realizzazione di un sito web il tuo lavoro fosse finito, mi dispiace contraddirti!

Ottimizzare le pagine del tuo sito è una fase decisamente importante del tuo progetto, che si tratti di un business o di un sito semplicemente informativo. Dietro questo termine, si nascondono però una serie di operazioni piuttosto diverse tra loro che mirano a migliorare a 360 gradi la resa del sito che hai appena realizzato (o che hai commissionato a un webmaster/web agency).

Ottimizza le pagine del tuo sito per ottenere il massimo

Un sito è, soprattutto appena creato, migliorabile secondo diversi punti di vista soprattutto per quanto riguarda performance e user experience (tenendo presente che spesso i due parametri coincidono). In questo caso però, ci soffermeremo sulle varie parti che compongono una piattaforma e le azioni che possono migliorarle sensibilmente.

La Home Page

Affermare che la Home Page sia di vitale importanza per un qualunque sito mi pare quantomeno superfluo: se è vero che si possono ottimizzare pagine e articoli per singole o più keyword che consentono tramite i motori di ricerca di giungervi “bypassando” la Home, va detto come essa deve comunque essere ottimizzata.

Va specificato come un visitatore si approccia alla Home Page con diversi tipi di intenti: c’è chi la vede solo come un punto di passaggio, chi viene immediatamente “catturato” da una call to action e chi invece è solamente curioso e vuole esplorare il nostro sito partendo proprio dalla prima pagina. Un buon metodo per studiare i comportamenti dei tuoi visitatori è affidarsi ai servizi di Heat Map,

Per chi non lo sapesse, le “mappe termiche” consentono di capire come si comportano gli utenti che giungono sulla pagina specifica, mostrando quali aree catturano la loro attenzione utilizzando alcune combinazioni cromatiche. Se utilizzi WordPress, per esempio, esiste un plugin (gratuito) che ti può consentire di lavorare con le Heat Map, ovvero heatmap for WordPress.

Il carrello

Concentriamoci ora sul carrello: uno dei punti più importanti di un eCommerce. Ottimizzare una pagina del genere vuol dire potenzialmente fare un’impennata alle conversioni, rendendo la fase di acquisto un percorso privo di ogni qual si voglia attrito.

Contemporaneamente però, gestire questo pagina non è facile: il suo contenuto infatti, spesso è un form piuttosto complesso e, poterci mettere le mani sopra, spesso non è così facile come si potrebbe pensare. Risulta infatti necessario avere nel proprio team figure che abbiano una certa dimestichezza con i linguaggi di programmazione o, nei casi migliori, con il plugin.

Un altra difficoltà riguardo il carrello ed eventuali a/b test, può essere il fatto che il volume di traffico in questa particolare parte del sito non è così alta… e si tratta comunque di visitatori vicini alla conversione: fare test in questo contesto potrebbe, soprattutto all’inizio, costarti qualche vendita.

Inoltre, bloccare il carrello anche solo qualche ora per un restyling, può costare vendite e dunque denaro… come fare dunque per poter ottimizzare una parte così sensibile di un eCommerce?

Si può lavorare su alcuni piccoli particolari come l’aggiunta di loghi per quanto riguarda garanzie e pagamenti (strumenti convincenti per quanto riguarda le conversioni), anche perché tale aggiunta non richiede nessun tipo di test.

Più generalmente bisogna studiare tutto il percorso effettuato dal carrello, cercando di eliminare anche i minimi particolari che possono frenare l’utente nella fase dell’acquisto: se hai già lavorato bene in fase di progettazione, probabilmente non dovrai comunque mai stravolgere questa parte del sito.

Pagina prodotto

Serve davvero sottolineare come ogni singola pagina prodotto sia importantissima?

In questo senso devi tenere ben presente alcuni principi fondamentali durante la realizzazione e l’ottimizzazione delle pagine prodotto:

  1. Tieni sempre ben presente che il bottone per l’acquisto (o qualunque altro genere di CTA si tratti) deve sempre essere a portata di clic. Il fatidico “Aggiungi al carrello” non deve dunque essere piazzato a casaccio, ma in un punto (o più punti) strategico. Non devi considerare l’azione di aggiungere al carrello come una vendita, ma come micro-conversione intermedia.
  2. Le pagine dei tuoi prodotti non avranno tanto traffico quanto la tua home page o altre sezioni del sito. Tuttavia, avranno sicuramente più del tuo carrello! Secondo alcune ricerche, arrivare a portare il 25% dei visitatori di una pagina prodotto dentro al carrello è già un risultato grandioso. In questa fase critica del percorso, utilizzando gli strumenti adatti, è possibile comprendere i comportamenti degli utenti e dunque ottimizzare questa parte del sito in base a queste informazioni.
  3. Proprio in virtù del rapporto tra carrello e pagina del prodotto, questo è forse il primo punto da cui dovrebbe partire l’ottimizzazione di qualunque eCommerce. Motivi? Queste pagine vanno a collocarsi nella fasi alla base del funnel, sono estremamente profilate e sono molto più facili da connettere direttamente all’azione di conversione.

Non è solo una questione di pagine ma anche di concetti espressi

Ancora prima di agire materialmente sul sito, bisognerebbe cercare di comprendere in maniera approfondita cosa il visitatore (e si spera futuro cliente) sta cercando sulle pagine del nostro sito.

Lo stesso layout di ogni singola pagina, dovrebbe dare vita ad alcune domande come:

  • è adatta al Buyer persona che abbiamo preparato come profili ideali dei nostri clienti?
  • quali domande si fa l’utente quando si viene a trovare nella pagina specifica?
  • riusciamo a dare una spiegazione del prodotto o bene venduto in maniera esaustiva e senza dilungarci troppo?
  • siamo in grado di dare informazioni dettagliate sulle eventuali modalità di consegna del prodotto? (spesso fattore sottovalutato)
  • posso fidarmi di questo sito? (in questo caso brand e loghi che certificano la qualità possono essere essenziali)

Si tratta di necessità del visitatore che vanno esaudite con la massima velocità. Come si può intervenire in tal senso? Innanzi tutto vanno considerati tutti i potenziali elementi presenti su una pagina di un qualunque sito eCommerce:

  • Testo
  • Immagini
  • Valutazioni, testimonianze e recensioni
  • CTA
  • Prezzi (chiari)
  • Live chat
  • Eventuali messaggi di merce esaurita
  • Video (che mostrano il prodotto o il suo utilizzo)
  • Eventuali upsell o cross sell

In tal senso non esistono vere e proprie linee guida: non solo ogni sito deve affidarsi a una logica diversa, ma spesso anche pagine di vendita presenti sulla stessa piattaforma devono comporsi secondo diversi criteri.

Un buon modo per agire in tal senso è anche “sondare” i competitor o comunque le grandi piattaforme di vendita online, senza mai dimenticare che comunque sia dovrai mettere qual qualcosa di personale in più per differenziarti e ritagliarti uno spazio (piccolo o grande che sia) nella nicchia di cui ti occupi.

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